gatti and co_luis sepulveda   

 

 

 

 

 

Luis Sepùlveda

Historias marginales

Le rose di Atacama  -  insieme di 35 racconti - 155 pagine

in   l'amore e la morte    l'eutanasia  dell'amatissimo  gatto Zorba

 

 

Nato ad Ovalle in Cile nel 1949, militante di Unità Popolare, fu costretto ad abbandonare il suo paese in seguito al colpo di stato che mise fine al governo di Allende. Il suo impegno di militante ecologista lo ha spinto a partecipare a diverse missioni di Greenpeace. Attualmente vive tra Germania, Parigi e la Spagna. Si è imposto all’attenzione del pubblico con IL ROMANZO Il vecchio che leggeva ROMANZI d’amore, creandosi una schiera di fedeli lettori che amano l’ambientazione sudamericana ed i valori espressi nei suoi racconti.

rainews24

 

 

 

zorba   -  l'amore e la morte ...


Questa mattina il postino mi ha consegnato un pacchetto. L’ho aperto. Era la prima copia di UN ROMANZo che ho scritto pensando ai miei figli più piccoli. Sebastiàn che ha undici anni, e i gemelli Max e Leòn che ne hanno otto.
Scriverlo è stato un gesto d’amore verso di loro, verso una città, Amburgo, in cui siamo stati intensamente felici, e verso il personaggio principale, Zorba, un gatto nero grande e grosso che è stato per molti anni il nostro compagno di sogni, racconti e avventure.
Ma proprio mentre il postino mi consegnava la prima copia DEL ROMANZo e io avevo la gioia di vedere le mie parole allineate nell’ordine meticoloso delle pagine, Zorba veniva visitato da un veterinario perchè afflitto da una malattia che prima lo aveva reso inappetente, triste, malinconico e poi gli aveva complicato drammaticamente la respirazione. Nel pomeriggio sono andato a prenderlo e ho saputo il terribile verdetto: mi dispiace, il gatto ha un cancro polmonare a uno stadio molto avanzato.
Le ultime frasi DEL ROMANZo parlano degli occhi di un gatto nobile, di un gatto buono, di un gatto di porto, perchè Zorba è tutto questo e molto di più. E’ arrivato nelle nostre vite proprio quando nasceva Sebastiàn, e con il tempo è diventato molto di più del nostro gatto: si è trasformato in un nuovo compagno, in un amato compagno a quattro zampe dalle fusa melodiose.Amiamo quel gatto e in nome di quest’amore ho dovuto radunare i miei figli e parlargli della morte. parlare della morte a loro che sono la mia ragione di vita. A loro, così piccoli, così puri, così ingenui, così fiduciosi, così nobili, così generosi. Ho lottato con le parole cercando quelle più adeguate per spiegare loro due terribili verità.
La prima era che Zorba, per una legge che non abbiamo inventato noi, ma che dobbiamo accettare anche a spese del nostro orgoglio, sarebbe morto, come tutto e come tutti. La seconda era che dipendeva da noi evitargli una fine atroce e dolorosa, perchè amare significa non soltanto fare la felicità dell’essere amato, ma anche evitare le sofferenze salvaguardare la sua dignità.
So che le lacrime dei miei figli mi accompagneranno per tutta la vita. Come mi sono sentito disgraziato, debole, davanti alla loro mancanza di difese. Come mi sono sentito miserabile davanti all’impossibilità di condividere la loro giusta ira, il loro rifiuto, il loro canto alla vita, le loro imprecazioni contro un Dio che per loro e solo per loro avrebbe trovato in me un credente, e anche davanti all’impossibilità di condividere le loro speranze, invocate con tutta la purezza degli uomini nel loro momento migliore.
La morale è un attributo o un’invenzione dell’umanità? Come potevo spiegare ai miei figli che avevo il dovere di salvaguardare la dignità e l’integrità di quell’esploratore di tetti, di quell’avventuriero dei giardini, terrore di ratti, scalatore di ippocastani, bullo di cortili al chiaro di luna, eterno abitante delle nostre conversazioni e dei nostri sogni?
Come potevo spiegare che ci sono malattie che hanno bisogno del calore e della compagnia dei sani, mentre altre sono solo un’agonia, dove l’unico segno di vita è veemente desiderio di morire?
e come rispondere al drastico <<perché proprio lui>> ?    Già, perché proprio lui? Il nostro compagno di passeggiate nella Selva Nera. Che gatto folle !  mormorava la gente quando lo vedeva correre accanto a noi oppure seduto sul portapacchi della bicicletta. Perché proprio lui? Il nostro gatto di mare che aveva navigato con noi su un veliero nelle acque del Kattegat. Il nostro gatto che, appena aprivo la portiera dell’auto, era il primo a salire, felice all’idea di viaggiare. Perchè proprio lui? A che mi serviva aver vissuto tanto, se non sapevo rispondere a questa domanda?
Abbiamo parlato circondando Zorba, che ci ascoltava con gli occhi chiusi, confidando in noi, come sempre. Ogni parola spezzata dal pianto è caduta sulla sua pelliccia nera. Lo abbiamo accarezzato confermandogli che eravamo con lui, spiegandogli che proprio l’amore ci portava alla più dolorosa delle decisioni.
I miei figli, i miei piccoli compagni, i miei piccoli uomini, così teneri e duri, hanno mormorato sì, fa’ fare a Zorba quell’iniezione che lo farà dormire, che gli farà sognare un mondo senza neve con cani gentili, con tetti grandi e soleggiati, con alberi infiniti.
Dalla chioma di uno di quegli alberi ci guarderà per ricordarci che lui non ci dimenticherà mai.

Ora che scrivo queste righe é sera. Zorba riposa ai miei piedi respirando appena. La sua pelliccia splende alla luce della lampada. Lo accarezzo impotente, pieno di tristezza. E’ stato testimone di tante serate di scrittura, di tante pagine. Ha diviso con me la solitudine e il vuoto che arrivano dopo aver messo la parola fine a UN ROMANZo . Gli ho recitato i miei dubbi e le poesie che un giorno voglio comporre.
Zorba. Domani, per amore, avremo perso un gran compagno.


  P.S. Zorba riposa ai piedi di un ippocastano, in Baviera. I miei figli hanno fatto una lapide di legno su cui si legge:

 

Zorba -   Amburgo 1984  -  Vilsheim 1996
pellegrino

qui giace il più nobile dei gatti

ascolta le sue fusa

 

*

 

il gatto fa le fusa anche quando è malato, ferito o moribondo

anche in questi casi vuole infatti mandare un messaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Luis Sepulveda con i proventi dei suoi libri promuove una fiera annuale sulla narrativa sudamericana

 

 

 

 

 

 

Quando sono nato ero già un fuggitivo, un latitante. Mia madre era ancora minorenne, e mio padre, di pochi anni più grande, era stato denunciato dal suocero. Così sono stato partorito in un albergo, durante una pausa forzata di quella fuga d´amore con tanto di mandato di cattura. Sarà anche per questo, che ho sempre avuto la sensazione di non essere di alcun posto
viveur.it - milano.cronacaqui.it   - sepulveda in italia

 

 

Ecrire

c’est former des lettres qui à leur tour forment des mots et

 avec les mots  je peux raconter tout ce que j’ai vu

 


Il mio stile è sobrio, ma non in modo ricercato. In questo senso ho sempre presente la lezione di Hemingway, che ha detto: 'Si possono scrivere ottime storie con parole da venti dollari, ma la cosa davvero lodevole è raccontare quelle stesse storie con parole da venti centesimi'. Io scrivo, prima di tutto, per capire meglio me stesso. E questo si ottiene solo senza troppa magniloquenza letteraria, con la sobrietà del timoniere il quale sa che, pur avendo tutto il grande mare a disposizione, basta un lieve tocco di timone per allontanarlo dalla rotta.

foto rafael martinez

gomarche.it 

 

 *

Il segreto delle mie storie ?

E come la ricetta della Coca Cola

c'E

ma non si può rivelare

 

*

 

O si è un seduttore o non si è uno scrittore .

Se non si è convinti di stare usando

le parole più belle del mondo

della necessità di raggiungere con quelle parole

un ordine esteticamente perfetto

che riempirà di ammirazione chi legge

non si sta credendo in ciò che si scrive .

Non si può fare nulla in letteratura

se non si parte dalla premessa fondamentale

che si scrive per sedurre il lettore
wuz.it

 


"L’ispirazione è negli occhi, nel naso e nelle orecchie"
“La gabbianella e il gatto” è il suo unico libro per bambini, le è piaciuto scriverlo?
"Ho appena finito di scrivere una seconda storia per bambini. Volevo fare un elogio alla lentezza e ho scelto come protagonista una lumaca. Scrivere per i bambini mi piace molto, mi piace stimolare la loro curiosità. “La gabbianella e il gatto” è un libro che mi ha dato molte soddisfazioni. La favola l'ho scritta quando vivevo ad Amburgo con la mia famiglia che è composta, tra gli altri, dai miei cinque figli e un gatto che si chiama “Zorba”. Sono stati i miei figli che mi hanno chiesto di inventare una storia che avesse come protagonista il nostro gatto. E io ho incominciato a raccontargli una storia che poi si è trasformata nel “La gabbianella e il gatto”. Volevo scrivere una storia divertente, intensa, che trasmettesse ai ragazzi il mio pensiero sulla tolleranza. E il libro parla infatti di fratellanza e di amicizia".

il libro parla  di fratellanza e di amicizia

Hescka Sagred -  new.ticinonews.ch

*

La politica e la vita errabonda sembrano far parte del patrimonio genetico di Luis Sepúlveda
Il nonno Gerardo Sepúlveda Tapia (conosciuto anche col nome di battaglia Ricardo Blanco) era un anarchico andaluso che fuggì in America del Sud per evitare una condanna a morte che pendeva sul suo capo. Anche la sua nascita porta questi segni: nacque infatti in una camera d'albergo mentre i suoi genitori fuggivano a seguito di una denuncia - sempre per motivi politici - contro suo padre fatta dal ricco nonno materno.
Il giovane Luis crebbe a Valparaíso con il suo nonno paterno e con uno zio (anch'egli anarchico) che gli istillarono l'amore per i ROMANZI di avventura di Salgari, Conrad, Melville. La vocazione letteraria si manifestò poco dopo: a scuola scriveva racconti e poesie per il giornalino d'istituto. Quindicenne si iscrisse alla Gioventù comunista. A diciassette anni iniziò a lavorare come redattore del quotidiano Clarìn e poi alla radio. Nel 1969 vinse il Premio Casa de las Americas per il suo primo libro di racconti: "Crònicas de Pedro Nadie" ed una borsa di studio di 5 anni per l'Università Lomonosov di Mosca. Nella capitale sovietica rimase però solo pochi mesi; venne infatti espulso per "atteggiamenti contrari alla morale proletaria" a causa dei contatti con alcuni dissidenti (secondo altri avrebbe avuto una relazione con una professoressa che, oltretutto, era moglie del direttore dell'Istituto ricerche marxiste) e dovette rientrare in Cile.
Anche il periodo successivo non è dei più tranquilli. Abbandonò la casa paterna per contrasti con il padre e, al contempo, venne espulso anche dalla Gioventù comunista. Si trasferì allora in Bolivia dove militò tra le file dell'Ejército de Liberaciòn Nacional. Tornato in Cile e conseguito il diploma di regista teatrale, continuò a scrivere racconti, e lavorò ad allestimenti teatrali e alla radio (oltre ad essere responsabile di una cooperativa agricola). Entrò anche a far parte del partito socialista e della guardia personale del Presidente Allende. Per questo, a seguito del colpo di stato militare di Pinochet, venne arrestato e torturato. Passò sette mesi in una cella minuscola in cui era impossibile stare anche solo sdraiati o in piedi. Grazie alle forti pressioni di Amnesty International venne scarcerato e ricominciò a fare teatro ispirato alle sue convinzioni politiche. Questo gli costò un secondo arresto ed una condanna all'ergastolo che, poi, sempre su pressione di Amnesty International, fu commutata nella pena dell'esilio.
La condanna fu commutata in 8 anni di esilio, nel 1977 lasciò il Cile per volare in Svezia dove avrebbe dovuto insegnare lo spagnolo. Al primo scalo, a Buenos Aires, Sepulveda scappò con l'intenzione di recarsi in Uruguay. Molti dei suoi amici argentini e uruguayani erano in prigione o erano stati uccisi dai governi dittatoriali di quei pase, perciò si diresse prima verso il Brasile, a San Paolo e poi in Paraguay, paese che dovette in seguito lasciare per problemi con il regime locale.
Si stabilì infine a Quito, in Ecuador ospite del suo amico Jorge Enrique Adoum. Qui riprese a fare teatro e prese parte a una spedizione dell' UNESCO dedicata allo studio dell'impatto della civiltà sugli indios Shuar.
Durante la spedizione ebbe modo di vivere per 7 mesi a stretto contatto con gli indios e arrivò a capire i motivi per i quali i principi del marxismo-leninismo che aveva studiato non erano applicabili all' America Latina in quanto abitato per la maggior parte da popolazioni rurali dipendenti dall'ambiente naturale.
Nel 1979 raggiunse le Brigate Internazionali Simon Bolivar che stavano combattendo in Nicaragua, dopo la vittoria nella rivoluzione iniziò
a lavorare come giornalista e l'anno successivo si trasferì in Europa.
Si stabilì ad Amburgo per la sua ammirazione nei confronti della letteratura tedesca, (aveva imparato la lingua in carcere) specialmente per i ROMANtici come Novalis e Holderlin e lavorò come giornalista facendo molti viaggi tra Sud America e Africa.
Nel 1982 venne in contatto con l'organizzazione ecologista Greenpeace e lavorò fino al 1987 come membro di equipaggio su una delle loro navi, successivamente agì come coordinatore tra i vari settori dell'organizzazione.
Dal 1996 vive a Gijon in Spagna.

http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Sepulveda

 

*

interview

Dans vos romans, la manière de raconter est typique des latino-américains. C'est comme une revendication. On retrouve cet humour, cette manière de raconter qui ne s'ajuste pas toujours à la vérité. Comment pouvez-vous écrire entre la vérité et cette imagination ?
Je me considère fondamentalement comme un écrivain espagnol. Je suis Chilien parce que je suis né au Chili. Très précisément, je suis né dans un hôtel qui se nommait « Hôtel du Chili » ! Je suis héritier de cette très riche tradition littéraire latino-américaine, de cette forme d'écriture. J'aime passionnément ma langue. Appartenir à un groupe humain de presque cinq cent millions de personnes unies par la même langue est un cadeau de la vie. Moi, je jouis de ce cadeau et j'en suis reconnaissant. Mes origines sont multiples, et en partie espagnoles, mais je me considère comme un homme qui a fondé sa propre lignée. Je vis où je veux, le temps que je veux, parce que je suis un homme libre. Je ne me prive pas d'utiliser les synonymes de tel ou tel pays parce qu'ils me semblent plus séduisants que d'autres. Je ne me prive pas de prendre les choses les plus riches que possède la langue espagnole, uruguayenne ou argentine. C'est extraordinaire d'être réunis autour d'une table avec des invités venant de pays d'Amérique latine et d'écouter tous ces mots différents.

Je vous assure que l'on se comprend très bien. C'est une langue tellement riche, jeune et dynamique, si audacieuse, qui est encore en gestation.
perso.orange.fr


Que peuvent nous apprendre les Indiens Shuars d’Amazonie, avec qui vous avez vécu et qui ont inspiré Le vieux qui lisait des romans d’amour ?
Que les êtres humains font, eux aussi, partie de ces espaces naturels. Le seul enseignement possible, c’est l’enseignement de la diversité. L’existence de ces populations autochtones démontre que la diversité est possible. Et cela nous engage à défendre cette diversité.
routard.com

 

 

Lo scrittore cileno Luis Sepúlveda (1949)

ha una biografia che farebbe felice il tipico editore americano, solito prediligere i narratori che, prima di dedicarsi integralmente alla scrittura, hanno fatto mille mestieri. Uomo di sinistra, con tendenze anarchico – comuniste, è stato giornalista, ricercatore per l’UNESCO, guardia del corpo del presidente Salvador Allende (1908 – 1973), guerrigliero, regista cinematografico e teatrale, responsabile di una fattoria, studente all’università di Mosca da cui fu cacciato, pochi mesi dopo l’arrivo, con l’accusa di condotta immorale; secondo alcune fonti avrebbe avuto contatti con il mondo della dissidenza, secondo altre sarebbe stato l’amante della moglie del direttore dell’Istituto per il Marxismo - Leninismo. I suoi scritti hanno vasta diffusione e sono stati tradotti in molte lingue e, in vari casi, usati per spettacoli teatrali e trasferiti sul grande schermo ..
umberto rossi - quotidianoligure.it

 

 

*

 

Ammiro chi resiste

chi ha fatto del verbo resistere
carne sudore sangue

e ha dimostrato senza grandi gesti

che è possibile vivere

e vivere in piedi

anche nei momenti peggiori.

 

 

 

 

 

 

 

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